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Evangelizzare con l’amicizia: quando l’incontro diventa missione

Una lettura del libro di dom Giulio Meiattini OSB dedicato alla straordinaria esperienza spirituale di Egied van Broeckhoven.

Ci sono libri che presentano una dottrina, altri che raccontano una vita. Evangelizzare con l’amicizia. Mistica e missione in Egied van Broeckhoven, di dom Giulio Meiattini OSB, riesce a fare entrambe le cose in poche pagine, accompagnando il lettore alla scoperta di una figura poco conosciuta ma sorprendentemente attuale: quella del gesuita belga Egied van Broeckhoven, sacerdote, mistico e prete operaio morto giovanissimo nel 1967.

Pubblicato nel 2020 dalle Edizioni La Scala di Noci, il volume conta appena 88 pagine. Ma sarebbe un errore confondere la sua brevità con una minore densità. Al centro del libro si trova infatti una domanda decisiva anche per la Chiesa di oggi: come si può annunciare Cristo a uomini e donne che non sembrano più raggiungibili attraverso i linguaggi e le forme tradizionali dell’evangelizzazione?

La risposta che emerge dalla vita e dagli scritti di van Broeckhoven è insieme semplicissima ed esigente: attraverso l’amicizia.

Un’amicizia che nasce da Dio

L’aspetto più interessante del libro di dom Meiattini è che l’amicizia non viene presentata come una semplice tecnica pastorale, né come un espediente per rendere più gradevole o più efficace l’annuncio cristiano.

Per Egied l’amicizia è qualcosa di molto più profondo.

Il punto di partenza è la sua intensa esperienza di Dio come Trinità, cioè come comunione di Persone. Se Dio stesso è relazione e amore, allora anche l’incontro autentico con l’altro può diventare un luogo nel quale qualcosa del mistero di Dio si lascia intravedere.

È questa la traiettoria che il volume mette particolarmente in evidenza: dalla Trinità all’amicizia, dall’amicizia alla missione, e dalla missione nuovamente all’incontro con Dio. La mistica, in questa prospettiva, non allontana dal mondo. Al contrario, conduce più profondamente dentro la realtà umana.

Ed è probabilmente questo il punto che rende il libro particolarmente stimolante. L’evangelizzazione non appare innanzitutto come la capacità di convincere qualcuno, ma come la disponibilità a incontrarlo realmente.

Non l’altro come destinatario di un messaggio, dunque, ma l’altro come persona da conoscere, ascoltare e amare.

Chi era Egied van Broeckhoven

La storia personale di Egied rende ancora più concreta questa intuizione.

Nato ad Anversa nel 1933, perse la madre quando aveva appena pochi giorni. Nel 1950, ancora giovanissimo, entrò nella Compagnia di Gesù. Studiò filologia classica all’Università Cattolica di Lovanio e fu ordinato sacerdote nel 1964. Dal 1958 aveva cominciato a raccogliere in un diario il proprio itinerario spirituale, lasciando alla morte migliaia di pagine di appunti, successivamente pubblicate solo in parte.

Per un certo periodo Egied fu attratto anche dalla vita certosina. Sentiva fortemente il desiderio della contemplazione e dell’intimità con Dio. Ma la sua vocazione avrebbe preso un’altra direzione: quella di cercare Dio nel cuore stesso della vita degli uomini, e particolarmente fra i poveri e gli operai.

Scelse così di diventare prete operaio.

Si trasferì con alcuni confratelli in una zona popolare di Bruxelles e lavorò come operaio in una fabbrica metallurgica. Non voleva osservare dall’esterno la condizione del mondo operaio: voleva condividerla. Lavoro pesante, fatica, rapporti con i colleghi, precarietà e vita quotidiana diventavano il luogo concreto della sua missione.

Non si trattava semplicemente di “andare verso” gli operai. Egied desiderava vivere con loro e come loro, facendo dell’amicizia ricevuta e donata il terreno stesso dell’apostolato. La sua scelta nasceva dalla convinzione che Dio fosse incontrabile proprio dentro la realtà concreta del mondo e, in modo privilegiato, nell’incontro con i poveri.

La sua vita terminò improvvisamente il 28 dicembre 1967. Aveva appena compiuto trentaquattro anni. Durante il lavoro in fabbrica alcune grandi lastre d’acciaio caddero, provocandone la morte.

Una vita brevissima, dunque. Eppure capace di lasciare una traccia che continua ancora oggi: a Bruxelles una scuola gesuita porta il suo nome, proprio in una zona segnata dalla presenza di famiglie vulnerabili e dall’immigrazione.

La mistica dell’amicizia

Dai diari di Egied emerge progressivamente quella che potremmo chiamare una vera mistica dell’amicizia.

In una pagina del 1966 arrivò a sintetizzare così la propria vocazione: «insegnare agli uomini la profondità mistica dell’amicizia».

È una frase che permette di comprendere anche il titolo scelto da dom Meiattini.

L’amicizia cristiana non consiste semplicemente nell’essere gentili, disponibili o cordiali. Nasce dal riconoscere nell’altro una persona che porta in sé un mistero infinitamente più grande di ciò che possiamo immediatamente vedere.

Per questo l’amicizia può diventare evangelizzazione senza trasformarsi in proselitismo.

Non si diventa amici di qualcuno per convertirlo. Se così fosse, l’amicizia sarebbe già falsificata alla radice, ridotta a strumento. Si diventa amici perché l’altro merita di essere amato. Ed è dentro quella relazione gratuita che, eventualmente, può affiorare una domanda su Dio.

L’esperienza di van Broeckhoven suggerisce quindi una forma di testimonianza cristiana nella quale la verità non viene nascosta né relativizzata, ma viene incarnata in una presenza.

Prima di parlare di Cristo, essere con l’altro.

Prima di spiegare l’amore di Dio, provare ad amare.

Prima di chiedere all’altro di entrare nei nostri ambienti, essere disposti a entrare nel suo mondo.

Una provocazione per l’evangelizzazione di oggi

È difficile leggere queste pagine senza interrogarsi sulla situazione contemporanea.

Viviamo in una società nella quale è possibile comunicare istantaneamente con migliaia di persone e nello stesso tempo sperimentare una crescente povertà delle relazioni personali. Anche l’evangelizzazione può correre il rischio di trasformarsi prevalentemente in produzione e diffusione di contenuti.

Siti web, social network, video, conferenze e pubblicazioni sono strumenti preziosi. Ma nessuno di essi può sostituire definitivamente l’incontro fra due persone.

Il messaggio di Egied van Broeckhoven potrebbe allora essere formulato così: il Vangelo passa anche attraverso il tempo che siamo disposti a perdere per qualcuno.

Attraverso l’ascolto.

Attraverso la fedeltà di una presenza.

Attraverso una conversazione che non ha immediatamente uno scopo.

Attraverso il condividere una parte della vita dell’altro.

Ed è proprio qui che il libro di dom Meiattini supera il semplice interesse storico per la stagione dei preti operai. La questione non consiste nel riprodurre oggi, identicamente, quella particolare esperienza ecclesiale. Consiste piuttosto nel recuperarne l’intuizione essenziale: una Chiesa missionaria deve essere capace di prossimità reale.

Non una strategia, ma una forma di vita

Il pregio di Evangelizzare con l’amicizia sta soprattutto nel ricongiungere dimensioni che siamo spesso tentati di separare: contemplazione e azione, amore di Dio e amore dell’uomo, vita spirituale e missione.

Nel giovane gesuita belga esse diventano un unico movimento.

Più profonda è l’intimità con Dio, più forte diventa il desiderio di incontrare gli uomini. E quanto più Egied entra nella vita concreta degli uomini, tanto più vi scopre una presenza di Dio che lo precede.

Questa reciprocità impedisce due riduzioni opposte della fede cristiana: una spiritualità ripiegata nell’interiorità e un attivismo apostolico che finisce per dimenticare la sorgente dalla quale nasce.

L’amicizia diventa il punto nel quale le due dimensioni si incontrano.

Un piccolo libro che pone una grande domanda

Il volume di dom Giulio Meiattini merita quindi di essere letto non soltanto da sacerdoti, religiosi o studiosi di spiritualità. La sua proposta riguarda ogni cristiano che si chieda come testimoniare la fede nel proprio ambiente: in famiglia, sul lavoro, nell’università, nel quartiere, nelle associazioni e nelle relazioni quotidiane.

Non tutti sono chiamati a diventare preti operai.

Tutti, però, possiamo diventare amici.

E forse proprio in questa apparente semplicità si nasconde una delle forme più radicali di evangelizzazione.

In un’epoca nella quale siamo spesso tentati di cercare nuovi metodi, nuovi linguaggi e nuove strategie, la vicenda di Egied van Broeckhoven ci ricorda qualcosa di elementare: il cristianesimo si è diffuso fin dall’inizio attraverso persone che hanno incontrato altre persone e hanno condiviso con loro qualcosa di così prezioso da cambiare la vita.

Per questo Evangelizzare con l’amicizia non propone una ricetta pastorale.

Propone qualcosa di più impegnativo: un modo di essere cristiani.

Un modo nel quale l’altro non è mai un pubblico da conquistare, ma una persona da amare; la missione non è separata dalla vita; e l’amicizia può diventare uno dei luoghi nei quali il volto di Cristo torna a essere visibile nel mondo.


Scheda del libro

Giulio Meiattini OSB, Evangelizzare con l’amicizia. Mistica e missione in Egide van Broeckhoven
Edizioni La Scala, Noci, 2020
88 pagine
ISBN 978-88-96688-26-7.

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