Quanto costa allo Stato un alunno della scuola statale? E quanto riceve una paritaria?
Ogni anno, quando si parla di scuola paritaria, torna sempre la stessa domanda: chi paga davvero l’istruzione in Italia? La risposta, sostenuta da dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e del Centro Studi per la Scuola Cattolica (CSSC), mette in luce uno squilibrio che pochi conoscono nella sua reale entità.
Introduzione
L’articolo 33 della Costituzione riconosce a soggetti privati ed enti il diritto di istituire scuole “senza oneri per lo Stato”, una clausola nata dal compromesso politico del 1947 e mai risolta in modo definitivo, né dal Parlamento né dalla Corte costituzionale. Da questa ambiguità discende un sistema in cui la scuola statale e la scuola paritaria — comprese le migliaia di scuole cattoliche che ne costituiscono il 64% — vengono finanziate in modo profondamente diverso, pur offrendo entrambe un servizio pubblico riconosciuto dallo Stato.
Analisi: i numeri del divario
Il Ministero pubblica ogni anno il Costo Medio per Studente (CMS), il parametro che misura quanto costa allo Stato l’alunno della scuola statale. Per l’anno scolastico 2025/2026 il CMS è di 7.204,38 euro per la scuola dell’infanzia, 9.004,31 euro per la primaria, 7.161,37 euro per la secondaria di primo grado e 7.852,29 euro per la secondaria di secondo grado.
Sul fronte opposto, lo stanziamento statale 2025 per tutte le scuole paritarie (comprese quelle cattoliche) è stato di 753,7 milioni di euro, il più alto della storia repubblicana: 500,33 milioni di contributi ordinari, 163,4 milioni per il sostegno agli alunni con disabilità e 90 milioni per la scuola dell’infanzia. Distribuendo questa somma tra i circa 790.000 alunni delle scuole paritarie italiane, il contributo pubblico medio per alunno si attesta tra 950 e 1.000 euro l’anno, contro un costo standard statale di 7.000-9.000 euro.
Il finanziamento pubblico coprirebbe dunque, secondo le stime, appena il 10-13% del costo reale per studente. Per la scuola cattolica in particolare, che nel 2024-25 conta 7.379 scuole e 503.869 alunni — in calo del 21,3% e del 32% rispetto al picco del 2010-11 — questo squilibrio non è una distorsione temporanea, ma un elemento strutturale del sistema.
Discussione: perché conta questo squilibrio
Con la Legge 62/2000, le scuole pubbliche sono di due tipi: statali e paritarie. Di conseguenza, una scuola cattolica paritaria è una scuola pubblica e, in quanto tale, presta un servizio pubblico. È giusto penalizzare tali scuole?
Il divario nel finanziamento si traduce, infatti, in rette scolastiche elevate per le famiglie, che devono coprire la differenza tra il contributo statale e il costo effettivo di gestione. La retta funziona quindi come un filtro economico più che come una scelta puramente educativa o religiosa, ed è uno dei fattori — insieme al calo demografico e alla diminuzione delle vocazioni religiose che garantivano personale a basso costo — che spiegano perché tra il 2010-11 e il 2024-25 le scuole cattoliche abbiano perso oltre 236.000 alunni.
Il confronto europeo rende ancora più evidente l’anomalia italiana: Paesi Bassi garantiscono una copertura pubblica pari al 100% dei costi di gestione delle scuole non statali riconosciute, il Belgio 80-100%, la Francia circa 75-80% e la Spagna fino al 100% per l’istruzione obbligatoria (anche se la copertura reale può scendere anche all’80%), mentre l’Italia si ferma al 10-13%. Inoltre, i criteri di riparto dei fondi (proporzionali per il 50% agli alunni iscritti) tendono a premiare gli istituti più grandi, penalizzando le piccole scuole di paese, spesso le più fragili e le prime a chiudere.

Proposte pratiche
- Introdurre un vero costo standard per studente paritario, sul modello sanitario, per ridurre progressivamente il divario con la scuola statale.
- Ampliare detrazioni fiscali e voucher scuola per le famiglie, superando l’attuale tetto di 1.000 euro annui.
- Rendere strutturali e pluriennali gli stanziamenti, superando la logica dei decreti annuali discrezionali.
- Riequilibrare i criteri di riparto a favore delle piccole scuole monosezionali nei territori più fragili.
- Garantire una copertura integrale dei costi del sostegno agli alunni con disabilità, oggi solo parzialmente rimborsati.
Conclusione
Il costo pubblico di un alunno statale e quello di un alunno paritario raccontano due modelli di finanziamento profondamente diseguali, con conseguenze dirette sulla libertà educativa delle famiglie e sulla tenuta di migliaia di scuole, in gran parte cattoliche. Per un’analisi completa dei dati storici, delle cause di questo squilibrio e delle possibili strategie di rilancio, ti invitiamo a leggere il libro “La Scuola Cattolica in Italia 1993-2025”, da cui proviene gran parte dei dati qui presentati.