|  |  | 

Il modello educativo di San Giuseppe Calasanzio nella scuola cattolica di oggi

Attualizzare oggi il modello educativo di San Giuseppe Calasanzio significa riconoscere che la sua intuizione – “pietà e lettere” per i piccoli, con priorità ai poveri – non è un cimelio del passato, ma una proposta profondamente evangelica e sorprendentemente adatta alla scuola cattolica del XXI secolo, sia paritaria sia parentale. L’educazione diventa così un’opera stabile di carità e di giustizia: non solo “fare scuola”, ma aprire il futuro a chi rischia di restarne escluso.


1. Il cuore del modello: “pietà e lettere”

Calasanzio tiene insieme due poli che spesso noi separiamo:

  • “Pietà”: la vita di fede concreta – preghiera, sacerdozio dei sacramenti, ascolto della Parola, vita morale – vissuta nella quotidianità dei bambini e dei ragazzi.
  • “Lettere”: la formazione culturale seria – lettura, scrittura, calcolo, lingua, ragionamento – che permette di affrontare la vita con competenza e dignità.

Attualizzare questo binomio nella scuola cattolica implica rifiutare due riduzioni: da una parte la fede ridotta a qualche ora “spirituale” senza incidenza sulla cultura; dall’altra la scuola cattolica ridotta a un buon servizio accademico con una cornice religiosa di facciata. Nelle scuole paritarie questo chiede un curricolo integrato, in cui le discipline dialogano con le domande di senso, con la Dottrina sociale della Chiesa, con la visione cristiana dell’uomo. Nelle esperienze parentali chiede che la famiglia non separi il “momento catechismo” dal resto, ma intrecci Vangelo e studio in un’unica trama quotidiana: il Vangelo commentato a tavola, un fatto di attualità letto alla luce della fede, un problema di giustizia sociale collegato alla matematica o alla geografia.


2. La scelta dei piccoli e dei poveri: una scuola davvero “popolare”

Calasanzio fonda una scuola popolare, gratuita, destinata in primo luogo ai bambini poveri, che nel suo tempo erano di fatto esclusi dall’istruzione. La sua scuola non nasce per rifinire i privilegiati, ma per sollevare chi è ai margini. Attualizzare questa opzione nella scuola cattolica di oggi significa misurare la fedeltà al Vangelo non solo dalla qualità didattica, ma dalla capacità di includere chi, per motivi economici, culturali, familiari, sarebbe spontaneamente escluso.

Per una scuola cattolica paritaria, questo si concretizza in scelte coraggiose: politiche di rette e borse di studio che non taglino fuori i poveri; attenzione ai figli di famiglie numerose, ai nuovi italiani, a chi vive fragilità abitative o lavorative; strutture di doposcuola e sostegno specifiche per chi non ha in casa ambienti favorevoli allo studio. Per una scuola parentale, la fedeltà a Calasanzio si misura nel rifiuto di usare l’educazione in casa come fuga individualista dal mondo: una famiglia “calasanziana” si chiede come mettere tempo, competenze e casa al servizio di altri bambini – ad esempio con piccoli doposcuola familiari, sostegno a compagni in difficoltà, collaborazione con iniziative parrocchiali e sociali.


3. La scuola paritaria: un volto calasanziano possibile

Dentro il sistema nazionale di istruzione, una scuola cattolica paritaria può assumere in modo esplicito il modello calasanziano come criterio ispiratore.

3.1. Identità chiara e non ambigua

Un istituto che si ispira a Calasanzio dichiara con semplicità:

  • di essere una scuola “per tutti” e non solo per chi può permettersela;
  • di avere come scopo l’educazione integrale cristiana dei bambini e dei giovani, non solo il successo scolastico;
  • di mettere al centro i piccoli e i poveri, anche quando questo costa in termini di bilanci, energie, organizzazione.

Questa identità va scritta nei documenti, ma ancor più vissuta nello stile di accoglienza, nelle scelte di iscrizione, nel modo di parlare delle famiglie fragili (mai come “problemi”, ma come fratelli da sostenere). In un contesto competitivo, è una scelta controcorrente e proprio per questo profetica.

3.2. Strutture e pratiche “Scuole Pie” oggi

Calasanzio creò strumenti molto concreti: scuole gratuite, doposcuola, sostegni, percorsi continui. Tradurli oggi, in una paritaria, significa per esempio:

  • organizzare doposcuola pomeridiani gratuiti o quasi gratuiti, aperti anche a ragazzi esterni, con priorità a chi viene da contesti poveri;
  • predisporre protocolli di accoglienza per studenti con fragilità (economiche, linguistiche, familiari), che non si fermino alla buona volontà del singolo insegnante ma siano responsabilità di tutta la comunità scolastica;
  • collegare progetti di educazione civica e service learning a esperienze concrete di carità e giustizia nel territorio (Caritas, oratori, associazioni), in modo che gli studenti apprendano la scuola come servizio alla città, non solo come luogo di selezione.

Così la scuola paritaria diventa davvero una “Scuola Pia” contemporanea: non un’azienda educativa ben funzionante, ma una comunità cristiana che educa servendo.


4. L’educazione parentale: una “Scuola Pia” domestica

L’istruzione parentale, spesso scelta per motivi diversi (pedagogici, religiosi, organizzativi), può assumere il modello di Calasanzio come criterio di purificazione e orientamento.

4.1. Casa come luogo di “pietà e lettere”

Una famiglia che si ispira a Calasanzio:

  • struttura la giornata in modo che la preghiera non sia un appendice, ma un respiro che attraversa i momenti di studio e di vita insieme: un Vangelo al mattino, una breve preghiera prima di iniziare il lavoro, un esame di coscienza semplice alla sera;
  • cura con particolare attenzione le competenze di base (lettura, scrittura, calcolo), sapendo che su queste si gioca molta parte della possibilità concreta di futuro per i figli;
  • collega i contenuti di studio alla vita, alla storia della salvezza, alla Dottrina sociale della Chiesa, alla realtà del territorio, per evitare un sapere astratto e sganciato dall’esistenza.

Calasanzio, se vivesse oggi in una famiglia in istruzione parentale, probabilmente non accetterebbe una “scuola di casa” disordinata e improvvisata: chiederebbe un minimo di rigore, di programmazione, di fedeltà agli impegni assunti davanti ai figli e davanti allo Stato.

4.2. Famiglia aperta e non chiusa

L’altro punto decisivo: per rimanere fedele al santo, la scuola parentale non può trasformarsi in comunità autoreferenziale. La famiglia “calasanziana”:

  • si radica in una comunità cristiana concreta (parrocchia, movimento, associazione), con una vita sacramentale regolare;
  • coltiva amicizie educative con altre famiglie, magari condividendo alcune mattine o pomeriggi di studio e di gioco;
  • valuta come mettere a disposizione di altri ciò che ha ricevuto: tempo, competenze, ambienti, per esempio partecipando a doposcuola parrocchiali, offrendo aiuto compiti in oratorio, ospitando qualche compagno in difficoltà.

Così l’istruzione parentale smette di essere solo tutela dei propri figli e diventa, nel piccolo, servizio calasanziano ai figli degli altri.


5. Lo stile relazionale come prova della verità del modello

Alla fine, la attualizzazione del modello di Calasanzio non si misura tanto dai titoli dei progetti, quanto dal modo in cui gli adulti trattano i bambini e i ragazzi che hanno davanti.

Nella scuola paritaria, il modello è attuale se:

  • il ragazzo “difficile” non viene etichettato e parcheggiato, ma qualcuno lo accompagna con pazienza;
  • l’alunno povero non si sente inferiore, ma percepisce che la scuola è casa sua;
  • gli insegnanti vivono un’autorità mite e forte: chiedono, correggono, ma non umiliano, non rinunciano a credere nel cambiamento.

Nella scuola parentale, è attuale se:

  • il figlio non si sente amato solo quando “rende”, ma anche dentro le sue fatiche;
  • i genitori sanno distinguere tra la correzione di un esercizio e il giudizio sulla persona;
  • il clima della casa è più segnato da incoraggiamento e fiducia che da ansia e controllo.

Lo stile relazionale calasanziano è quello di un santo che prende sul serio il comando evangelico: “Lasciate che i bambini vengano a me”, e lo traduce in scuola popolare, gratuita, esigente e tenera. Portare oggi quel fuoco nelle aule delle paritarie e nelle case delle famiglie che educano significa restituire alla scuola cattolica la sua vocazione più profonda: essere una forma stabile di misericordia, capace di aprire orizzonti di futuro a chi viene dopo di noi.

Articoli simili