Una Chiesa da amare anche nel suo essere farisaica
di Alfredo Villa

Vi è sicuramente una gerarchia quanto agli errori.
È parimenti evidente che chi compie con facilità un errore gerarchicamente grave, non avrà nessuna difficoltà a commettere errori che apparentemente lo sono meno.
Sostituendo la parola “errore” con “peccato”, provando quindi a ridare importanza ad un termine a cui è stato volutamente tolto il suo vero significato, sappiamo che, anche nei peccati, esistono livelli di gravità diversa e la Chiesa, nella sua Sapienza, li ha divisi in mortali e veniali.
Pur se diversi per gravità, entrambi però portano come conseguenza la compromissione della relazione individuale, intima e preziosa che ogni singolo uomo, credente o no, ha con Dio.
Il peccato mortale interrompe radicalmente tale relazione, mentre quello veniale l’ostacola e la svilisce.
È inoltre certo che, trovandosi in una situazione di peccato grave, sarà molto più facile, se non inevitabile, compiere innumerevoli peccati più lievi, in quanto la condizione di peccato grave rende difficile, se non impossibile, un corretto e preventivo esame di coscienza sul proprio agire.
Sappiamo però che tutti i peccati possono essere perdonati, se vi è, in chi li ha commessi, un reale pentimento ed una ferma intenzione a non commetterne nuovamente.
Quanto precede per dire come mi sembri assolutamente inutile disquisire sulla relativa gravità di peccati di minore importanza, quando, prima ed a monte, si deve sanare la condizione di assenza di
relazione con Dio, relazione che deve essere ripristinata attraverso pentimento e perdono.
A mio avviso, quindi, esprimersi ed analizzare con scrupolo ed eccessiva attenzione le recenti
posizioni della Chiesa quanto ad argomenti inerenti a morale ed etica, forse è solo tempo perso e
fatica sprecata, con il rischio, anzi, di alimentare il pericoloso scontro tra argomentazioni, attività
rischiosa proprio perché porta a credere che tutte le posizioni abbiano pari dignità, dove quindi lo
scellerato “uno vale uno”, sarebbe il primo frutto avvelenato del sinodo della sinodalità, soprattutto
se, in un diabolico esercizio di dare ascolto a tutti, si smetta di ascoltare Chi è Parola.
Inoltre, qualsiasi posizione venga espressa, anche se questa fosse ancorata alla Verità eterna,
lascerebbe comunque indifferente chi, essendo in condizione di peccato grave, non ha più un’effettiva e libera capacità di scelta tra bene e male.
Quindi suggerisco un cristiano silenzio su “Lievito di pace e di speranza”.
Questo non implica che non ci si debba chiedere: Può essere la Chiesa in situazione di peccato mortale o quantomeno in situazione di peccato grave?
Qualora questo fosse possibile e la risposta fosse sì, è questa la situazione di cui si dovrebbe discutere e su cui si dovrebbe agire e non tanto sulle decisioni e delibere dottrinali che possono essere prese da una Chiesa in tale stato, in quanto nulle per loro stessa natura.
Ritengo che la Chiesa non possa essere in peccato mortale perché, semplicemente, cesserebbe di essere Chiesa.
Credo invece che possa essere in peccato grave e che da tale peccato derivino conseguenze ed effetti che irrimediabilmente si manifestano nella sua dottrina e nel suo insegnamento.
Cristo ha rivelato Dio all’uomo e con la Sua incarnazione, in qualche modo, ha anche rivelato l’uomo a Dio. È questa conoscenza reciproca che è possibile solo in Cristo, che ha consentito di riunificare ciò che è il peccato aveva separato. Il male e la morte sono stati sconfitti attraverso un atto volontario di amore incondizionato ed incommensurabile e tale Amore ha reso evidente l’irripetibile ed infinita preziosità agli occhi di Dio di ogni singolo uomo ed è tale preziosità individuale che ha aperto ognuno di noi ad una relazione intima e personale con Dio ed è in tale relazione che prende forma l’istaurazione del Regno di Dio sulla terra.
Credo che la Chiesa ogni qualvolta non favorisca tale rapporto personale tra ogni singolo uomo e Dio, commetta peccato grave, che diventa gravissimo quando, smettendo di parlare all’ uomo, nella sua unicità, la Chiesa sposta la sua attenzione dall’individuale al collettivo.
Oltretutto sembra dimenticare come ogni uomo diventi comunità solo in occasione della Liturgia,
che anch’essa, in qualche modo, è al servizio del rapporto eterno tra Dio e la sua creatura.
Ogni qualvolta la Chiesa si rivolge a gruppi apparentemente omogenei, piuttosto che ogni singolo
componente degli stessi, ad ogni uomo che per sua natura non può essere caratterizzato da null’altro che dal suo rapporto con Dio, ritengo, come detto, che la Chiesa si allontani grandemente dal mandato co-redentivo ricevuto.
Le conseguenze di tale agire non sono mai buone, anche quando apparentemente sembrino esserlo, come ai molti che, anche all’interno delle gerarchie della Chiesa, si sono espressi favorevolmente rispetto al documento approvato ieri.
Quando la Chiesa smette di parlare al malato per parlare dei malati, al povero per parlare dei poveri, al morente per parlare delle modalità del morire, all’uomo per parlare a gruppi di uomini, divisi in sotto categorie definite per orientamento sessuale, provenienza geografica, ideologie o raggruppati in funzione di altri parametri, non solo diventa inutile, ma tradendo il suo mandato, smette di essere la Chiesa di Cristo e commette peccato gravissimo generando infiniti peccati, forse più lievi, ma comunque estremamente pericolosi, anche in senso escatologico.
Poiché il senso della nostra vita ed il giudizio a cui questa verrà sottoposta è sempre personale, ogni qualvolta la Chiesa dimentica di essere collaboratrice alla redenzione ed alla salvezza eterna, non delle anime in senso lato, ma di ogni anima individuale, proclamando direttamente ad ognuno la Verità immutabile, non solo è in grave peccato, ma forse si fa serva della menzogna e del principe di questo mondo che della menzogna è il re.
Grazie a Dio la chiesa non potrai mai essere in peccato mortale perché mai e poi mai Dio, che l’ha costituita tra gli uomini, potrà farle mancare il Suo Spirito.
Ed è questo Spirito che ha voluto che il Vangelo che oggi, Domenica 26 ottobre, è stato proclamato in ogni luogo e ad ogni uomo, (Lc 18,9-14) fosse la Sua risposta inequivocabile alla firma di un documento sinodale che essenzialmente non è altro che è un compromesso elaborato ed elegante tra verità e menzogna, tra la Parola di Dio e le chiacchiere del mondo.
Di fronte ha un documento essenzialmente farisaico che, sin dal titolo, umilia e svilisce il vero
Lievito, la vera Speranza e la vera Pace, ad un testo che è frutto dell’inutile perdita di tempo di un
Sinodo della Sinodalità che ha come primo obiettivo il mostrare ai più, ovvero a chi non può che
interessare di meno il volto bonario di una Chiesa per tutte le occasioni, che accoglie ed unisce,
dando ad accoglienza ed unione un significato radicalmente diverso a quello con cui Dio li ha
pronunciati, il Vangelo di oggi si erge come unica Verità contro una deriva mondana e superficiale
che, svuotando e annullando il senso del peccato a vantaggio di un facile misericordismo inclusivo,
vede una certa Chiesa agire come un dissennato Lucignolo che porta dei Pinocchi confusi e senza
pastore nelle fiamme di Mangiafuoco.
Una Chiesa che non sa riconoscersi pubblicana e peccatrice, non potrà essere giustificata e cosa ben più grave, non potrà giustificare, senza però, per fortuna, togliere gli effetti sacramentali del suo ministero, che grazie a Dio continua ad esercitare. Una Chiesa che si offre al mondo dando a quest’ultimo facili soluzioni e risposte precotte per essere ben accetta dagli uomini di questi tempi, che sembrano spesso anticipare ed accelerare gli Ultimi e che dimentica che ogni singolo uomo è infinitamente più importante della somma di molti, se questi sono visti come un insieme definito da alcune caratteristiche specifiche, è una Chiesa che mente a colui a cui si rivolge.
Questo atteggiamento agglomerante e corporativo è gravissimo in quanto è mistificazione della vera Unione, che si ha solo nel ricapitolare ogni cosa, singolarmente e per libera scelta in Cristo.
L’espressione di una volontà personale necessaria per uniformarsi alla Volontà divina non può essere espressa per delega da un gruppo più o meno omogeneo. È l’aver smesso di parlare all’uomo che ha portato all’esaltazione di tutto quanto è comunitario ed allo svilimento di ciò che è individuale, che forse è anche una delle possibili cause della quasi scomparsa di Sacramenti essenziali quali la Confessione e l’Unzione dei malati, seguiti da Matrimonio e Battesimo, che spariranno anch’essi quando verranno trovate forme meno impegnative di festeggiamenti e riti.
Ritengo si debba porre fine ad una tendenza suicidaria, dove una Chiesa “corporate”, che prova a riposizionarsi per prodotti e consumatori, si barcamena tra inutilità e ridicolo (mi si consenta di dire come si sfiori quest’ultimo nel sostenere giornate che hanno nell’orgoglio di una condizione la loro ragione d’essere, pur sapendo che la radice dell’orgoglio è alla base di ogni peccato).
La Chiesa però, per ritornare alla Sua stessa ragione d’essere, ha bisogno, più che della nostra critica, del nostro amore, della nostra obbedienza, della nostra preghiera e di ogni, anche piccolo, sacrificio di espiazione di ogni cristiano.
E se Dio non abbandonerà mai la Sua Chiesa, che Dio possa aver perdono di me se io mai l’abbandonassi e non la amarsi intensamente e Lo imploro affinché ogni eventuale critica, come lo sono queste righe, trovi la sua genesi solo nell’ amore, perché non vi è nulla su questa terra che possa paragonarsi, per bellezza e santità, alla Chiesa di Cristo.
Forse solo amandola profondamente faremo in modo che la Chiesa ritrovi la capacità di amare il singolo uomo, di servirlo ed amarlo.
La Santa Chiesa dovrà forse rifondarsi sul sangue di martiri coraggiosi, sui suoi numerosissimi pastori che “sanno” più di Dio che delle pecore e su un popolo che sappia sacrificarsi e pregare e tutto questo sotto la protezione invincibile di Maria.
Quando la Chiesa ritroverà la capacità di svolgere il mandato che Cristo gli ha conferito, allora i suoi peccati, piccoli e grandi, sanno solo parte di un cammino di purificazione che, sostenuto dallo Spirito, condurrà ogni singolo uomo alla salvezza promessa e resa possibile dalla Passione, Morte e Resurrezione del Signore.