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Il modello educativo di San Giovanni Battista de La Salle: come procedere operativamente

Per una progettazione educativa ispirata a De La Salle, che valga sia per scuola cattolica paritaria sia per scuola parentale, servono alcuni documenti chiave, obiettivi espliciti e strumenti coerenti con l’identità cristiana e lasalliana. Di seguito proponiamo uno schema operativo, adattabile ai due contesti, centrato sulla progettazione (più che sull’organizzazione pratica) e sullo stile relazionale da tenere.

La Progettazione Operativa (documenti, obiettivi, strumenti)

1. Documenti fondamentali

1.1 Progetto educativo di ispirazione cristiana e lasalliana

Nella scuola cattolica il progetto educativo è il documento di fondo che esprime visione della persona, dell’educazione e del mondo alla luce del Vangelo. I documenti della Chiesa ricordano che in esso “non si dà separazione tra momenti di apprendimento e momenti di educazione”: tutto è formazione integrale in Cristo.

Per un progetto educativo lasalliano, il documento dovrebbe contenere almeno:

  • Visione antropologica cristiana: persona come unità di mente, corpo, cuore, anima, aperta a Dio e agli altri.
  • Finalità educativa: formazione integrale umana e cristiana, con opzione preferenziale per i più fragili.
  • Riferimento esplicito a De La Salle: scuola come comunità, attenzione ai poveri, professionalità degli educatori, fede vissuta nel quotidiano.
  • Descrizione dello stile educativo: clima di fraternità, disciplina come aiuto, centralità della relazione, sintesi tra fede e cultura.

Per una scuola parentale cattolica, questo documento può essere più essenziale ma deve esistere, anche solo come testo condiviso fra le famiglie e, se possibile, riconosciuto dalla comunità ecclesiale.

1.2 Patto educativo scuola–famiglia / comunità–famiglie

La scuola cattolica prevede normalmente un “patto educativo” in cui genitori e scuola si impegnano con ruoli e responsabilità reciproche.

Contenuti possibili:

  • Adesione al progetto educativo cattolico e lasalliano (rispetto dell’identità cristiana dell’istituto).
  • Impegni della scuola: qualità didattica, accompagnamento spirituale, attenzione personalizzata, comunicazione trasparente.
  • Impegni dei genitori: collaborazione, partecipazione a incontri formativi, coerenza educativa in casa su alcuni punti base (rispetto, uso dei media, cura dello studio).

In una scuola parentale, il “patto” è soprattutto tra famiglie e, se presente, eventuali tutor/educatori: si tratta di dichiarare insieme valori, stile, regole condivise, evitando improvvisazioni.

1.3 Piano formativo (scuola) o progetto didattico (parentale)

Nelle scuole paritarie il PTOF traduce il progetto educativo in curricoli, metodi e attività. In chiave lasalliana, questo piano dovrà rendere visibili: centralità dell’alunno, attenzione ai diversi ritmi, cura delle fragilità, integrazione fede–vita–cultura.

Per la scuola parentale, la normativa chiede un progetto “d’istruzione parentale” che indichi almeno: obiettivi, contenuti, metodi e modalità di verifica. Qui si può inserire, con linguaggio semplice, la scelta di ispirazione cattolica e lasalliana.


2. Obiettivi educativi: struttura e contenuti

2.1 Struttura degli obiettivi

Sia in paritaria sia in parentale, una buona progettazione educativa lasalliana può articolare gli obiettivi su quattro assi (tipici dei progetti delle scuole lasalliane).

  • Mente: crescita cognitiva e critica, competenze disciplinari solide.
  • Corpo: cura del corpo, del ritmo di vita, dell’educazione motoria e della salute.
  • Cuore: dimensione affettiva, relazionale, emotiva, educazione ai sentimenti e alla responsabilità verso gli altri.
  • Anima: vita spirituale, apertura a Dio, educazione alla preghiera, ai sacramenti, al discernimento.

Ogni obiettivo educativo generale va poi tradotto in obiettivi specifici per età e ciclo scolastico.

2.2 Esempi di obiettivi educativi in chiave lasalliana

Alcuni esempi di formulazione (adattabili a entrambi i contesti):

  • Identità cristiana: “Accompagnare l’alunno a riconoscere la propria vita come dono di Dio, sviluppando una relazione personale con Cristo e un senso di responsabilità verso gli altri”.
  • Maturità umana: “Promuovere autonomia, senso critico, capacità di scelta responsabile, anche attraverso esperienze concrete di servizio, disciplina interiore e lavoro ben fatto”.
  • Fraternità: “Educare a relazioni improntate a rispetto, collaborazione, cura dei più deboli, rifiuto di ogni forma di bullismo e discriminazione”.
  • Giustizia e carità: “Sviluppare sensibilità verso povertà, ingiustizia e custodia del creato, favorendo gesti concreti di solidarietà”.

Nella scuola parentale questi obiettivi possono essere presentati con linguaggio familiare, ma mantenendo la stessa profondità: ad esempio, “come famiglia ci impegniamo ad educare i figli a pregare, a servire chi è in difficoltà e a studiare con serietà”.


3. Strumenti di progettazione coerenti con il modello lasalliano

3.1 Griglie di programmazione didattico–educativa

Per tradurre obiettivi e valori in pratica, è utile che ogni disciplina (per la paritaria) o blocco di studio (per la parentale) abbia una breve scheda di programmazione che includa:

  • Obiettivi di apprendimento (contenuti, competenze).
  • Obiettivi educativi trasversali (responsabilità, collaborazione, cura del linguaggio).
  • Metodi (lezione simultanea, lavoro di gruppo, tutoraggio fra pari, uso della lingua madre, attività pratiche).
  • Strumenti (manuali, materiali digitali, laboratori, esperienze di servizio).
  • Criteri di valutazione (non solo risultati cognitivi, ma anche impegno, comportamento, progressi personali).

Queste griglie aiutano a non ridurre la lezione a trasmissione di contenuti, ma a mantenerla coerente con la visione educativa cristiana e lasalliana.

3.2 Strumenti per la corresponsabilità educativa

Nella progettazione è utile prevedere strumenti che rendano stabile l’alleanza educativa:

  • Incontri periodici scuola–famiglia (o famiglie tra loro, in parentale) con un focus educativo: non solo “andamento scolastico”, ma temi di crescita, fede, uso dei media, affettività.
  • Questionari o momenti di ascolto delle famiglie per valutare la coerenza percepita tra progetto dichiarato e vita quotidiana della scuola.
  • Commissioni educative o piccoli gruppi di lavoro misti (docenti–genitori–educatori) per rivedere periodicamente il progetto educativo.

3.3 Strumenti per l’attenzione ai fragili

Per restare fedeli al cuore lasalliano, la progettazione deve includere strumenti concreti di attenzione ai più fragili:

  • Procedure condivise per segnalare e accompagnare situazioni di difficoltà scolastica, affettiva o familiare (sportelli, referenti, momenti di équipe).
  • Piani personalizzati o adattamenti per studenti con bisogni educativi speciali.
  • In parentale, semplici “piani personali di crescita” scritti per ogni figlio, che tengano conto dei suoi punti di forza e fragilità, riletti almeno una volta l’anno.

3.4 Strumenti per la dimensione spirituale

La progettazione educativa cattolica non può lasciare la dimensione spirituale al caso:

  • Calendario annuale dei momenti di preghiera comunitaria, celebrazioni, tempi forti (Avvento, Quaresima, feste lasalliane, ecc.).
  • Percorsi di educazione alla fede integrati nel curricolo (non solo ora di religione, ma connessioni tra Vangelo e discipline, specialmente nelle scuole paritarie).
  • In parentale, momenti di preghiera familiare programmati (ad esempio inizio giornata di studio, una volta alla settimana lectio familiare, partecipazione ragionata alla vita parrocchiale).

4. Differenze operative tra paritaria e parentale nella progettazione

ElementoScuola cattolica paritariaScuola parentale cattolica
Progetto educativoDocumento obbligatorio, parte della parità, riconosciuto CEI Documento libero ma necessario per identità e coerenza 
PTOF / piano di studiFortemente strutturato, in dialogo con normativa statale Progetto d’istruzione parentale con obiettivi, contenuti, metodi 
Patto educativoDocumento scuola–famiglie, firmato all’iscrizione Accordo scritto tra famiglie e, se presenti, educatori/tutor 
Strumenti di verificaValutazioni periodiche, scrutini, esami di Stato Autovalutazioni interne + esami di idoneità ove previsti 

Lo stile relazionale (presenza, dialogo, gestione dei conflitti)

Per una scuola cattolica (paritaria o parentale) ispirata a De La Salle, lo stile relazionale quotidiano è il vero “luogo” dove il progetto educativo prende corpo: è lì che gli alunni vedono, toccano e respirano la visione cristiana dell’educazione. Tutto il resto (documenti, strutture, orari) vale solo se sostiene relazioni buone, autorevoli, fraterne.


1. L’educatore come presenza: sguardo, voce, gesti

Lo stile relazionale lasalliano nasce da un’idea semplice e radicale: l’educatore è “presenza” di Dio per i ragazzi, soprattutto per i più fragili.

Nella quotidianità questo si traduce in:

  • Sguardo che accoglie: l’insegnante o il genitore-educatore saluta per nome, guarda negli occhi, si accorge se un ragazzo “non è in sé”, anche solo al volo nel corridoio o in cucina.
  • Voce che costruisce: tono fermo ma mai umiliante, niente sarcasmo, niente etichette (“sei sempre…”, “non combinerai mai niente…”); corregge il comportamento, non svaluta la persona.
  • Gesti concreti di cura: ricordarsi una verifica difficile, un lutto, una situazione familiare pesante; chiedere “come stai davvero?”; chiare aspettative, ma accompagnate.

In una scuola parentale, questo stile è ancora più evidente perché gli stessi adulti che educano sono quelli con cui i ragazzi condividono la vita quotidiana: l’unità tra parola e gesto diventa ancora più decisiva.


2. Clima di classe e di casa: fermezza e fraternità

De La Salle tiene insieme due poli: ordine e fraternità. La giornata educativa (a scuola o in casa) deve profumare di entrambe le cose.

Alcune scelte pratiche di stile:

  • Regole poche, chiare, condivise: si spiegano i “perché”, non solo i “no”; i ragazzi vengono coinvolti nella definizione di alcune regole (uso dei dispositivi, silenzio, cura degli spazi).
  • Coerenza dolce: l’adulto non minaccia in continuazione, ma ciò che dice lo fa; le conseguenze sono proporzionate, spiegate e sempre orientate a far crescere.
  • Clima di fraternità: si valorizza la collaborazione, si chiede aiuto tra pari, si blocca prontamente ogni forma di presa in giro pesante o esclusione; il gruppo impara a proteggere chi è più debole, non a usarlo.

Nella scuola paritaria questo passa molto dall’atteggiamento coordinato dei docenti; nella parentale dal clima di casa e dall’esempio della relazione tra i genitori e tra adulti.


3. Parola quotidiana: il linguaggio come spazio educativo

Lo stile relazionale passa in gran parte attraverso il modo in cui ci si parla ogni giorno.

Tre attenzioni concrete:

  • Linguaggio positivo e realistico: elogiare l’impegno, non solo il risultato; evitare sia il “sei il migliore” vuoto, sia il “non capisci mai niente”; sottolineare i passi avanti, anche piccoli.
  • Verità con delicatezza: non nascondere gli errori, ma parlarne in un contesto protetto; distinguere chiaramente tra comportamento (da correggere) e dignità della persona (mai in discussione).
  • Educare al dialogo: insegnare a chiedere scusa, a dire “non sono d’accordo” con rispetto, a fare domande; mettere in scena conversazioni sane anche fra adulti, perché i ragazzi imparano soprattutto osservando.

In una scuola parentale, questo vale anche nelle situazioni “non scolastiche”: come i genitori parlano del lavoro, della Chiesa, dei poveri, dei professori, dei politici forma una mentalità.


4. Disciplina quotidiana come aiuto, non come arma

Per De La Salle la disciplina è “aiuto alla crescita”, non strumento di controllo. Lo stile relazionale, quindi, non è né permissivo né autoritario, ma autorevole.

Nella pratica:

  • Chiarezza prima, sanzione dopo: si spiegano in anticipo le conseguenze, evitando punizioni improvvisate dettate dalla rabbia.
  • Mai umiliare davanti agli altri: quando possibile, le correzioni più forti si fanno in privato; in pubblico si protegge la dignità dell’alunno.
  • Tenere insieme giustizia e misericordia: la regola vale per tutti, ma la relazione permette di vedere il contesto (un momento familiare difficile, un disagio interiore); non si giustifica tutto, ma si accompagna.

In parentale si corre il rischio opposto: o rigidità esasperata o lassismo totale. Avere criteri chiari, magari scritti, aiuta anche l’adulto a non oscillare al ritmo del proprio umore.


5. La quotidianità della fede nello stile relazionale

In un contesto cattolico, la fede non è solo nelle “ore di religione” o nelle preghiere formalizzate, ma passa molto dallo stile quotidiano.

Alcuni tratti relazionali che rendono “visibile” la fede:

  • Presenza paziente: il modo in cui l’adulto sopporta la fatica, la frustrazione, l’insuccesso (proprio e altrui) dice tantissimo su come crede nella grazia.
  • Perdono concreto: saper davvero dare una seconda possibilità, non tenere un “registro mentale” degli errori; mostrare come si domandano scusa anche tra adulti.
  • Sguardo di speranza: nelle difficoltà di un ragazzo (discento debole, carattere problematico, storia familiare complessa) l’adulto cristiano mostra che crede in una possibilità di cambiamento.

Nella scuola paritaria questo passa molto anche tramite la presenza di sacerdoti, religiosi, consacrati laici; nella parentale attraverso il modo con cui la famiglia vive i sacramenti e le relazioni.


6. Relazioni tra adulti: il “curricolo nascosto”

I ragazzi imparano più da come gli adulti si trattano tra loro che da ciò che gli dicono. Lo stile relazionale quotidiano tra docenti (o tra genitori e altri adulti) è parte integrante dell’educazione.

Per questo è decisivo:

  • Niente guerre fredde davanti ai ragazzi: i conflitti tra adulti si affrontano in spazi propri, non in classe o in soggiorno.
  • Parole di stima: parlare bene degli altri educatori, anche quando si è diversi nel carattere o nel metodo; non screditare l’altro adulto davanti al ragazzo.
  • Corresponsabilità: evitare il gioco “buono/cattivo” (il prof buono che scarica la regola sul collega cattivo, il genitore “morbido” che delegittima l’altro); nei limiti del possibile, si presenta una linea comune.

In una scuola parentale, ciò vale anche per i rapporti con parroci, catechisti, altri educatori: parlarne sempre con rispetto, anche quando si è critici, educa a un modo cristiano di dissentire.


7. Piccole pratiche quotidiane che fanno stile (paritaria e parentale)

Alcuni esempi molto concreti che possono entrare nella “routine”:

  • Entrata/inizio giornata: accogliere, salutare per nome, magari con un breve momento di silenzio o preghiera; non iniziare “in corsa” e nervosi.
  • Pause e intervalli: l’adulto non sparisce; sta in mezzo, osserva, si rende disponibile all’ascolto, previene conflitti invece di intervenire solo dopo.
  • Fine giornata: un minuto per rileggere la giornata (“cosa è andato bene, cosa miglioriamo domani?”), ringraziare, fissare un impegno piccolo.
  • Piccole feste e segni: compleanni, traguardi, ricorrenze liturgiche: occasioni per dirsi bene, per lodare Dio, per celebrare insieme senza eccessi ma con gioia.

Nella paritaria possono essere previste nel regolamento di istituto e nel PTOF; nella parentale possono diventare tradizioni familiari o di micro-comunità.

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