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Mandorle e Mandorli, Rossella Petrellese

“Il dolore è come una mandorla amara che si getta sul ciglio della strada, ripassando per la medesima via vi troviamo un mandorlo in fiore” (Paul Claudel)

Come ben spiegato nel bellissimo post di puntofamiglia.net, la vita di Rossella Petrellese, Serva di Dio, si conforma perfettamente a questa descrizione poetica di quello che è il valore salvifico e redentivo della sofferenza, la Via della Croce.

Nella sua seppur breve vita, Rossella seppe percorrere questa Via e fiorì come il mandorlo della poesia di Claudel.

Noi, oggi, nel trentesimo anniversario della sua nascita al Cielo, ci volgiamo a lei e ne guardiamo la vita. E in questo sguardo su 22 anni di sofferenza, vediamo fiorire il mistero dell’Amore di Dio, che si materializza nelle parole di Rossella, di cui oggi ancora abbiamo traccia scritta.

Ne riportiamo alcune per comprendere la profonda comprensione del senso della Croce che Rossella, certamente ispirata da Dio, aveva raggiunto. Comprensione che tanto servirebbe, oggi, a molti, persi nel loro delirio di poter controllare ogni aspetto della propria vita, certi di sentirsi al centro dell’universo e sicuri di essere loro al posto di Dio.

I testi seguenti sono tratti dal libro “Petali di un Fiore nella Bufera”, di don Mariano Grosso OSB.

1 La cosa che più conta e che più è necessaria e assolutamente indispensabile nella vita di un essere umano è la Fede (1992).

2 Anche se è una vita che soffro, che vado incontro a delusioni di tutti i tipi e finisco sempre per soffrirne io più di tutti e pagarne le conseguenze, in fondo sono felice e non cambierei un solo istante dei miei venti anni (1992).

4 Alleluja! Che bello! Finalmente ho fatto un passettino, sono riuscita a fare qualcosa di concreto. Ho dato i soldi ad un Padre Missionario per mantenere una bimba in Africa (9.1992).

6 Preòccupati prima di Dio, poi del prossimo, e se ti avanza qualcosa anche di te (9.1992).

26 L’unica certezza della mia vita era veramente Dio; non potevo vederLo, non potevo stringerLo o toccarLo, magari non mi parlava con una voce umana, ma potevo sentirLo davvero dentro di me (9.6.94).

Come non riconoscere in queste, e nelle altre frasi di Rossella, l’azione dello Spirito Santo che, attraverso la Croce, ha fatto germogliare questo seme di Fede e di Speranza che è stata Rossella?

Cosa dobbiamo fare noi oggi, a trent’anni dal suo ritorno al Padre, dell’eredità lasciataci da Rossella?

In primo luogo seguire la direzione che lei, e tanti altri come lei, ci indica: accettare la sofferenza come un dono e darle un significato costruttivo, creativo, avendo ad immagine Cristo.

In secondo luogo, stare vicino a chi soffre. Oggi è tutto così asettico ed ospedalizzato che ci dimentichiamo di chi soffre. Torniamo ad accudire chi soffre, a stargli vicino, a visitarlo e, se non pssiamo fare altro, a piangere con lui. Torniamo ad essere il Buon Samaritano che Cristo ci portò come esempio. E facciamolo soprattitto se anche noi stiamo soffrendo, come Rossella che adottò a distanza una bambina africana nel bel mezzo delle sue sofferenze.

Come diceva Chiara Corbella Petrillo “Siamo nati e non moriremo mai più”, ricordiamoci che questa vita ci è stata donata per l’eternità e viviamola nella gioia, anche se sofferenti, come Rossella, che sorride sempre nelle sue foto.

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