|  |  | 

Il modello educativo di San Giovanni Battista de La Salle oggi

San Giovanni Battista de La Salle resta oggi uno dei riferimenti più fecondi per pensare una scuola cattolica che sia insieme popolare, esigente, spiritualmente viva e professionalmente seria. Il suo modello, nato per i ragazzi poveri della Francia del XVII secolo, continua a interpellare insegnanti, genitori e comunità cristiane, chiamati a educare nella complessità culturale e digitale del XXI secolo.


1. Breve biografia educativa

Giovanni Battista de La Salle nasce a Reims nel 1651, in una famiglia agiata, e viene avviato fin da giovane agli studi ecclesiastici, fino alla laurea in teologia e all’ordinazione sacerdotale nel 1678. Di fronte alla povertà culturale e religiosa dei ragazzi del popolo, sceglie di rinunciare ai privilegi e alle sicurezze per dedicarsi alla formazione dei maestri e alla creazione di scuole gratuite per i bambini poveri.

Nel 1684 fonda la congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, composta da laici consacrati che fanno della scuola il loro ministero specifico. Con loro mette a punto un sistema scolastico innovativo: lezioni simultanee per più classi, uso della lingua madre, programmi chiari, attenzione alla disciplina e alla formazione morale e spirituale.

La Salle comprende che l’insegnamento non è solo un mestiere, ma una missione: parla della “dignità del maestro” e investe tutte le sue energie nella preparazione pedagogica e spirituale degli insegnanti. Nel corso della vita avvia anche scuole serali e domenicali per giovani lavoratori, istituti per ragazzi difficili e percorsi professionali, anticipando l’indirizzo tecnico e commerciale del moderno.


2. Obiettivo educativo: una formazione integrale

Al cuore del progetto lasalliano c’è l’idea di una formazione integrale che abbraccia tutte le dimensioni della persona: intellettuale, professionale, morale e religiosa. La scuola non è solo luogo di trasmissione di contenuti, ma anche ambiente di crescita umana, laboratorio di responsabilità, palestra di una vita cristiana concreta.

De La Salle punta a offrire ai ragazzi del popolo una preparazione culturale seria (lettura, scrittura, calcolo), competenze utili al lavoro e un solido radicamento nella fede. In questo orizzonte, l’educazione cristiana non è “aggiunta” alla scuola, ma ne costituisce l’anima: il Vangelo diventa criterio di lettura della realtà, ispirazione di comportamenti, fondamento della speranza.

Allo stesso tempo, il santo di Reims comprende che non esistono buone scuole senza educatori preparati: la formazione degli insegnanti diventa parte essenziale del suo obiettivo educativo. Vuole maestri stabili, competenti, capaci di lavorare in équipe, inseriti in una comunità di fede che sostenga la loro vocazione.


3. Ambiente educativo: la scuola come comunità

La scuola lasalliana nasce volutamente semplice: edifici essenziali ma ordinati, classi organizzate, orari precisi, clima di serietà e fraternità. Non è l’estetica a definire la qualità dell’ambiente, ma la presenza di adulti che vivono insieme, pregano insieme e condividono il carico educativo come una vera comunità.

La comunità dei Fratelli è parte strutturale del modello: uomini consacrati alla missione educativa che, pur essendo laici, assumono la scuola come ministero ecclesiale e servizio sociale. La loro vita comune diventa segno visibile per gli studenti: la fraternità che vivono tra loro chiede di essere riflessa nelle relazioni di classe, nel rispetto reciproco, nell’attenzione ai più deboli.

Questo ambiente educativo combina due elementi: da un lato ordine, disciplina, chiarezza di regole; dall’altro vicinanza, cura personalizzata, attenzione ai bisogni concreti. La scuola diventa così una “casa” dove si impara non solo a studiare, ma a vivere con gli altri, a riconoscere i propri limiti, a crescere in libertà responsabilmente.


4. Metodi concreti del modello lasalliano

4.1 Metodo simultaneo e organizzazione della classe

Una delle innovazioni decisive di De La Salle è il metodo simultaneo: l’insegnante si rivolge a tutta la classe, strutturando lezioni comuni anziché procedere con colloqui individuali. Gli alunni vengono divisi in classi in base a livello ed età, con programmi progressivi, consegne comuni e tempi condivisi.

Questo metodo permette di raggiungere molti ragazzi, favorisce il senso di appartenenza al gruppo e stimola le dinamiche di aiuto reciproco. La lezione simultanea è però rigorosamente organizzata: spiegazione, esercizio, verifica, correzione, in un ritmo che educa alla concentrazione e alla costanza.

4.2 Lingua madre e accesso reale alla cultura

De La Salle rompe con la tradizione del latino come lingua esclusiva dell’istruzione e sceglie di insegnare in francese, la lingua madre dei ragazzi. In questo modo permette ai figli del popolo, esclusi dalle scuole classiche, di comprendere davvero ciò che studiano e di accedere alla cultura e alla fede con strumenti a loro adatti.

L’uso della lingua madre non è un semplice dettaglio didattico, ma una scelta teologica e sociale: Dio parla nella storia concreta delle persone, e la scuola deve partire dalla loro realtà, non da codici elitari. È anche una scelta di giustizia educativa: il sapere non può restare un privilegio di pochi; va reso disponibile in linguaggi comprensibili.

4.3 Programmi chiari e disciplina formativa

Nelle scuole lasalliane i programmi sono dettagliati: lettura, scrittura, calcolo, catechismo, comportamenti sociali (cortesia, rispetto, ordine) sono indicati con precisione e graduati per livelli. Questo aiuta gli insegnanti a lavorare con coerenza e gli alunni a percepire un percorso con obiettivi chiari e verificabili.

La disciplina occupa un posto importante, ma in una prospettiva educativa: non è repressione, bensì sostegno alla crescita, allenamento alla libertà responsabile, cura del clima di classe. La pedagogia lasalliana insiste sulla pazienza, sulla dolcezza, sulla correzione ferma ma non umiliante e sull’uso misurato delle sanzioni, evitando durezza e asprezza.

4.4 Formazione continua degli insegnanti

La Salle intuisce che senza formazione continua degli insegnanti non esiste il rinnovamento educativo. Fondando seminari per maestri di campagna, propone percorsi specifici di preparazione pedagogica e spirituale per giovani chiamati all’insegnamento, anche senza entrare in una congregazione.

Questa formazione comprende studi adeguati, vita di preghiera, lavoro in équipe e revisione periodica delle pratiche didattiche. L’insegnante lasalliano è chiamato a unire competenza professionale e testimonianza di fede, riflettendo in sé l’unità tra cultura e Vangelo.


5. Valori chiave del modello lasalliano

I valori centrali dell’esperienza lasalliana continuano a segnare la presenza dei Fratelli delle Scuole Cristiane in oltre 80 Paesi del mondo.

  • Professionalità educativa: docenti preparati e aggiornati, capaci di una didattica efficace, di una valutazione seria e di un accompagnamento personalizzato.
  • Comunità tra insegnanti: lavoro collegiale, confronto, corresponsabilità, sostegno reciproco nelle fatiche e nelle scelte.
  • Attenzione ai poveri: priorità ai più fragili, alle periferie sociali, alle situazioni di dispersione scolastica e di disagio.
  • Serietà nello studio: impegno, metodo, costanza, responsabilità personale.
  • Fede vissuta: centralità di Dio, ascolto della Parola, vita sacramentale, spiritualità incarnata nel quotidiano.
  • Disciplina come aiuto: regole chiare, clima ordinato, autorevolezza mite a servizio della crescita interiore e relazionale.

Questi valori danno vita a uno stile educativo che potremmo descrivere come un umanesimo cristiano integrale: educare tutta la persona in tutte le sue dimensioni, illuminandola con il Vangelo. Non si tratta di aggiungere qualche pratica religiosa a una scuola “neutra”, ma di vivere la scuola come luogo di evangelizzazione in cui la fede entra in dialogo con la cultura e la vita.


6. Come utilizzare il modello lasalliano oggi in un contesto di educazione cattolica

Questa è la sezione centrale per chi oggi, in parrocchia, nelle scuole cattoliche o nelle opere educative, desidera ispirarsi concretamente a De La Salle. Le sfide sono nuove — secolarizzazione, mondo digitale, pluralismo culturale, fragilità familiari — ma il suo modello offre criteri preziosi e strumenti operativi molto attuali.

6.1 Progettare la scuola come comunità educativa

Il primo passo è passare da una scuola vista come “somma di docenti” a una scuola riconosciuta e vissuta come comunità educativa di adulti. Ciò significa che dirigenti, insegnanti, personale ausiliario, cappellani, genitori e laici collaboratori condividono una visione: la crescita integrale dei ragazzi alla luce del Vangelo.

In pratica, in una scuola cattolica ispirata a De La Salle occorre:

  • Elaborare un progetto educativo d’istituto chiaramente evangelico, esplicitando le finalità umane e cristiane, i stili educativi e le priorità pastorali.
  • Favorire momenti periodici di confronto tra adulti (consigli di classe, collegi docenti pedagogici, giornate di studio) in cui si rileggono le prassi alla luce del carisma lasalliano.
  • Valorizzare équipe educative stabili, che seguono i ragazzi nel tempo e non solo per le discipline, favorendo una visione globale della persona.
  • Coinvolgere i genitori, nel rispetto della loro primaria responsabilità, attraverso percorsi di formazione e un dialogo costante su scelte educative e valori proposti.

In questo quadro, la comunità cristiana locale (parrocchia, diocesi, congregazione religiosa) sostiene la scuola non solo economicamente, ma anche spiritualmente e pastoralmente. La scuola, a sua volta, diventa “braccio educativo” della Chiesa nel territorio, con un mandato esplicito per la formazione cristiana delle nuove generazioni.

6.2 Curare la formazione pedagogica e spirituale degli insegnanti

Per De La Salle non esiste una scuola cristiana senza maestri interiormente unificati, radicati nella fede e professionalmente seri. In un contesto cattolico odierno, ciò implica percorsi stabili di formazione continua lungo due assi: pedagogia e spiritualità.

Alcune piste operative:

  • Programmare annualmente momenti di ritiro spirituale, esercizi e lectio divina pensati specificamente per gli educatori.
  • Offrire corsi interni o in rete con altre scuole su didattica inclusiva, gestione della classe, valutazione formativa ed educazione digitale, in una prospettiva di antropologia cristiana.
  • Costituire piccoli gruppi di docenti che si ritrovano regolarmente per condividere esperienze, leggere testi lasalliani, pregare per gli studenti più in difficoltà.
  • Prevedere un accompagnamento personale (spirituale e professionale) per almeno i docenti più giovani, da parte di figure esperte.

L’insegnante cattolico lasalliano è chiamato a vivere una vera vocazione: non solo “spiegare materie”, ma accompagnare ragazzi e ragazze in un cammino di senso, testimoniando che la fede illumina la cultura e la rende più umana. La credibilità passa attraverso coerenza, serietà professionale, capacità di ascolto e misericordia.

6.3 In classe: tenere insieme istruzione ed educazione

Nella prospettiva di De La Salle, la lezione è sempre contemporaneamente atto didattico e fatto educativo. Anche oggi, ciò significa che in una classe cattolica ispirata al modello lasalliano occorre curare tanto il contenuto quanto lo stile relazionale e il clima.

Sul piano didattico:

  • Strutturare le lezioni con obiettivi chiari e comunicati agli studenti, passaggi graduali e verifiche semplici ma frequenti, per consolidare gli apprendimenti.
  • Utilizzare metodologie attive (lavori di gruppo, problem solving, “design for change”) che responsabilizzano i ragazzi e li coinvolgono nella risoluzione dei problemi del loro ambiente.
  • Integrare la dimensione digitale con criteri educativi: uso critico delle fonti, alfabetizzazione mediale, educazione all’uso responsabile dei social.

Sul piano educativo:

  • Curare la parola: linguaggio rispettoso, educazione al dialogo, valorizzazione dell’ascolto, rifiuto del sarcasmo e dell’umiliazione.
  • Stabilire regole condivise su puntualità, ordine, comportamento, dando senso formativo a ogni richiesta (non “perché lo dico io”, ma “per crescere in responsabilità”).
  • Coltivare consapevolmente un clima di fraternità: valorizzare la collaborazione, evitare competizioni distruttive, sostenere l’aiuto tra pari, proteggere i più deboli dal bullismo.

In classe, nell’ora di religione, nei momenti di preghiera e nei riferimenti ai santi educatori come De La Salle, si rende esplicita la dimensione di fede, ma ogni disciplina può contribuire a un’educazione cristiana integrale se proposta come ricerca della verità, del bene e del bello.

6.4 Catechesi e vita spirituale nella scuola

La tradizione lasalliana assegna al catechismo e alla vita liturgica un ruolo centrale nel progetto educativo. Oggi, nelle scuole cattoliche, questo si traduce nell’intreccio tra l’insegnamento della religione, la pastoralità scolastica e la cura della spiritualità quotidiana.

Tre attenzioni chiave:

  • Dare al Vangelo un posto reale: non solo “ore di religione”, ma anche un riferimento esplicito nei momenti forti (inizio e fine anno, Avvento, Quaresima, feste liturgiche).
  • Offrire esperienze concrete di fede: celebrazioni curate, spazi per la riconciliazione, adorazione, momenti di preghiera semplici ma regolari nelle classi.
  • Collegare catechesi e vita: affrontare temi di affettività, giustizia sociale, cura del creato, mondo digitale alla luce della Parola di Dio e della dottrina sociale della Chiesa.

La scuola diventa così un luogo in cui i ragazzi possono porsi domande di senso, sperimentare la vicinanza di Dio e incontrare adulti credenti capaci di accompagnarli senza moralismi, ma con verità e misericordia. È uno spazio prezioso anche per chi non proviene da famiglie praticanti o per chi è in cammino di ricerca.

6.5 Attenzione ai più fragili e inclusione sociale

Il cuore della missione lasalliana è l’educazione cristiana dei giovani, soprattutto dei poveri. Oggi, nelle scuole cattoliche, questa opzione preferenziale per i più fragili è chiamata a tradursi in scelte concrete, organizzative ed economiche.

Esempi di applicazione:

  • Predisporre borse di studio, fondi di solidarietà, rette agevolate per famiglie in difficoltà economica, grazie al sostegno di diocesi, congregazioni, benefattori.
  • Attivare tutoraggi tra pari, doposcuola, sportelli di ascolto psicopedagogico per studenti con fragilità cognitive, affettive o relazionali.
  • Curare l’inclusione di alunni con background culturali e religiosi diversi, proponendo con chiarezza l’identità cattolica, ma con rispetto delle coscienze e con un dialogo autentico.
  • Collaborare con realtà del territorio (Caritas, associazioni, cooperative sociali) per progetti di educazione al volontariato, alla cittadinanza attiva, alla cura dei più poveri.

Questa attenzione non è solo “servizio sociale”, ma parte essenziale dell’annuncio cristiano: il Vangelo chiama a riconoscere in ogni ragazzo il volto di Cristo, con particolare cura per chi rischia l’esclusione o il fallimento. La scuola cattolica lasalliana diventa così un vero “ascensore umano e culturale”, come è spesso definita l’opera di De La Salle.

6.6 Il metodo lasalliano nell’era digitale

Oggi il metodo simultaneo incontra classi segnate dalla tecnologia, dai social, dalla comunicazione immediata. Questo non rende obsoleta l’intuizione di De La Salle, ma richiede un adattamento creativo.

Alcune piste:

  • Mantenere la struttura di classe come comunità di apprendimento, ma integrare strumenti digitali (LIM, piattaforme, tablet) per favorire la partecipazione attiva, le ricerche guidate, i lavori collaborativi.
  • Educare a un uso etico e critico dei media: non solo “strumenti didattici”, ma anche contenuti da discernere alla luce del Vangelo, educando alla verità, al rispetto, alla sobrietà digitale.
  • Usare il digitale per rafforzare la personalizzazione, non la dispersione: compiti calibrati, feedback frequenti, comunicazione scuola-famiglia più immediata.

La sfida è conservare il nucleo del metodo lasalliano — chiarezza, gradualità, comunità, attenzione ai poveri — in forme nuove che parlino ai nativi digitali. La domanda di fondo resta la stessa: come aiutare ogni ragazzo a diventare un adulto libero, responsabile, capace di fede e di impegno nel mondo.


7. Esempi di applicazione in una scuola cattolica italiana

Per rendere più concreto l’uso del modello lasalliano oggi, immaginiamo una scuola cattolica secondaria in Italia che decide di ispirarsi a De La Salle.

Nel piano dell’offerta formativa, la scuola:

  • Scrive esplicitamente che il suo fine è l’educazione umana e cristiana dei giovani, con particolare attenzione ai meno favoriti.
  • Inserisce la formazione degli insegnanti tra le priorità, prevedendo giornate lasalliane di spiritualità e laboratori didattici.
  • Organizza un centro di ascolto per studenti e famiglie, legato alla Caritas o a servizi territoriali, per intercettare e sostenere le situazioni di fragilità.

Nella vita quotidiana:

  • Ogni classe inizia la giornata con un breve momento di silenzio o di preghiera, guidato a turno dagli studenti, con il supporto dell’insegnante.
  • Una volta al mese, un’ora viene dedicata a un “laboratorio di vita” su temi di attualità (povertà, ambiente, social, affettività) letti alla luce del Vangelo e della dottrina sociale.
  • Gli insegnanti si incontrano periodicamente per confrontarsi sui casi più delicati, cercando insieme percorsi di accompagnamento educativo e spirituale.

Questa impostazione non annulla le difficoltà (mancanza di tempo, risorse, stanchezza), ma offre un orizzonte e strumenti concreti per vivere la scuola cattolica come vera opera educativa della Chiesa, nel solco di San Giovanni Battista de La Salle.


Tabella: elementi chiave del modello lasalliano oggi

AmbitoIntuizione di De La SalleAttualizzazione in scuola cattolica oggi
FinalitàFormazione umana, professionale e cristiana dei poveri Educazione integrale con opzione preferenziale per i fragili 
Struttura scolasticaClassi, metodo simultaneo, programmi chiari Lezioni strutturate, valutazione formativa, gestione di classe inclusiva 
LinguaUso della lingua madre per tutti Linguaggi accessibili, educazione digitale, attenzione ai contesti locali 
InsegnantiLaici consacrati, formati e stabili Docenti come comunità vocazionale, formazione pedagogica e spirituale 
SpiritualitàCatechismo, preghiera, presenza di Dio al centro Pastorale scolastica integrata, momenti di fede quotidiana 
Povertà e fragilitàScuole gratuite, serali, per lavoratori e detenuti Borse di studio, tutoraggi, rete con servizi sociali e Caritas 

Articoli simili