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La protezione della dimora

Pubblichiamo una riflessione di don Massimo Lapponi che, dallo Sri Lanka, dove è in missione, ci scrive aggiornandoci sull’evoluzione del suo progetto di applicare la Regola di S. Benedetto alle famiglie. Chiediamo a ciascuno di ricordare don Massimo e la sua missione nelle proprie preghiere.

«Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!
«La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre» (Col 3, 12-17).
Chi è vecchio come me ricorda ancora come qualche cosa di questo ideale ancora si percepiva in molte famiglie qualche decennio fa. Ma ricorda anche come esso, con una velocità sempre più accelerata, sia poco alla volta scomparso dalle nostre case.
Ricordo ancora la nostra casa di campagna, ricca di libri e di ricordi dei nostri nonni e bisnonni, tutti ricolmi del sapore di una vita religiosa, virtuosa, piena delle infinite bellezze che rallegravano gli animi innocenti. Allora vi era ancora il principio che in una casa cristiana non dovevano entrare libri, giornali, spettacoli, linguaggi macchiati dalla volgarità, dall’insulsaggine o addirittura dal peccato. Si sapeva dei guasti che le cattive letture potevano produrre, soprattutto nei più giovani. Ma ecco che un bel giorno trovo, tra i libri che conoscevo e amavo, un libercolo recente pieno di immoralità e di cinismo. Non so chi lo avesse introdotto là, ma ebbi l’impressione di una vera profanazione.
Poi a poco a poco il senso della protezione della dimora dalle cattive presenze si indebolì fino a scomparire. Le nostre case si sono aperte a spettacoli televisivi, a libri, a giornali sempre più degradati, con accettazione sempre più passiva, infine ai messaggi ormai incontrollati dei moderni mezzi di comunicazione. La vigile sorveglianza è passata di moda. A che serve? Tanto ormai la stessa morale ufficiale nella mentalità comune – e non solo – è cambiata!
«Andiamo» proclamano fedeli e teologi «e facciamo lega con le nazioni che ci stanno attorno, perché da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali» (1Macc 1, 11b).
E così quello che una volta era il popolo di Dio ormai ha imparato a vivere come tutti gli altri.
E allora chiediamoci: quale dovrà essere la nostra missione, se vogliamo riparare la Chiesa di Dio in rovina? Fare conferenze? Organizzare corsi condotti da specialisti sull’una o sull’altra materia? Scrivere libri di teologia? Niente di tutto questo! Dobbiamo riformare la vita quotidiana delle famiglie.

Credits: Foto di Lawrence Hookham su Unsplash

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