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Vademecum Essenziale su Questioni Vitali

SUICIDIO ASSISTITO è l’atto mediante il quale una persona si procura la morte grazie all’assistenza di personale sanitario. Più corretto sarebbe definirlo ‘omicidio del consenziente’, come viene qualificato l’atto dal Codice penale in vigore (art. 579).

EUTANASIA si ha quando il soggetto che richiede la morte non coincide con quello che morirà. Si definisce eutanasia attiva quella che viene attuata tramite un’azione volta a sopprimere la vita, mentre si parla di eutanasia passiva quando la morte subentra per l’astensione di interventi medici o trattamenti necessari a tenere in vita la persona.

Non è assolutamente vero che una legge sul suicidio assistito sia inevitabile

Infatti:

  1. non c’è alcun obbligo da parte del Parlamento di approvare una legge a fronte di una sentenza della Corte Costituzionale;
  2. il fatto che un disegno di legge sia portato alla discussione non implica che sul tema diventi inevitabile legiferare. Lo dimostrano i disegni di legge Scalfarotto (2013) e Zan (2018);
  3. non esiste alcun “vuoto normativo”: l’assenza di una legge che ammetta il suicidio assistito è espressione implicita ma chiara del principio secondo cui la vita umana è indisponibile e non può costituire oggetto di una pretesa autodistruttiva tutelata o facilitata dall’ordinamento. Se la vita diventa disponibile allora qualcuno deciderà se vale o non vale, con tutti gli abusi e rischi a carico delle persone disabili, non produttive o emarginate.
  4. all’interno dell’ordinamento giuridico equivale di fatto al suicidio del diritto, perché togliendo la vita promuove il diritto a non avere più diritti. Inoltre perché, aprendo scenari di morte, fa venir meno la tutela e la dignità delle persone fragili, considerate uno scarto che può essere eliminato.

Il problema non sta nell’inevitabilità di una normativa sul suicidio assistito, ma nel fatto che ci sia ormai una mentalità eutanasica in gran parte della società e perfino tra chi si dichiara cattolico.

Una legge sul suicidio assistito è PERICOLOSISSIMA

  • Introdurre una legge del “male minore” non neutralizza il male, ma di fatto lo normalizza.
  • L’esperienza dei Paesi in cui è legale dimostra che l’effetto è quello di spianare la strada a una deriva eutanasica, sprofondando le persone in un baratro di morte e ingiustizia da cui sarebbe praticamente impossibile tornare indietro. Si vedano ad esempio i casi di Olanda, Belgio e Canada dove questo tipo di morte è diventata la prima causa di decesso e dove sono aumentati sensibilmente anche i casi di suicidio in generale.
  • Quando lo Stato regola la morte, rendendola un’opzione socialmente legittima e persino auspicabile, le persone più vulnerabili finiscono per sentirsi “un peso”. Così quella che oggi chiamano “scelta” per pochi, domani diventa un “diritto” per molti e alla fine, un “dovere” per chiunque sia considerato dispendioso, inutile e improduttivo. Instaura rapidamente una società dello scarto, dove chi è più fragile non viene più curato, ma di fatto indotto a togliersi di mezzo. Così, la proclamata ‘l’autodeterminazione terapeutica’ diventa un pretesto ed un inganno che nasconde la vera determinazione di qualcun altro: l’obiettivo disumano di una mentalità utilitaristica che pretende di eliminare esistenze giudicate senza valore.
  • Ritenere che una legge restrittiva possa costituire un argine contro proposte più permissive è pura illusione. Con il tempo, le eccezioni diventano la regola e i tribunali finiscono per smantellare i vincoli. Lo abbiamo visto con la legge 40, con le unioni civili e con la 194: la china scivolosa non è un’ipotesi, ma un modello storico.

In conclusione

  • Il suicidio assistito è la soluzione di comodo di una società disumana che umilia e mercifica l’uomo e, in base a logiche di profitto, sceglie di sopprimere piuttosto che prendersi cura del prossimo.
  • L’uccisione di un essere umano innocente è sempre, in ogni circostanza e per qualsiasi intenzione, un atto intrinsecamente ingiusto, data l’indisponibilità della vita umana. Tale indisponibilità vale non solo per gli altri ma anche verso sé stessi, per cui non sono ammissibili moralmente né l’omicidio, né l’aiuto al suicidio. La legge umana positiva non ha valore di legge, se non rispetta la legge naturale e divina.
  • Come ha recentemente affermato la Conferenza Episcopale dell’Uruguay, la risposta umana e cristiana alla sofferenza passa attraverso l’accompagnamento, le cure palliative, la solidarietà e l’autentica compassione, non attraverso l’eliminazione del paziente.

MEGLIO NESSUNA LEGGE sul SUICIDIO ASSISTITO che qualsiasi legge che lo ammetta

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