Architrave del matrimonio è la purezza
Condividiamo la bellissima riflessione che Roberto Bonaventura ha pubblicato sulla propria pagina facebook
Parlo a voi che attendete l’amore e desiderate il matrimonio.
L’architrave del rapporto benedetto tra un uomo e una donna è la purezza. Pura lei, puro lui. Da questa purezza nasce la castità: non come astinenza, ma come ordine dell’amore — anzi, come forma vera del dono, che custodisce il corpo e il cuore.
Solo questa virtù, accolta, radicata e custodita con la vostra volontà e con la Mia grazia, può sostenere un amore buono, sano e duraturo.
Chi non si libera dalle passioni disordinate sarà consumato da immagini e desideri illeciti che, se non guariti prima, diventeranno nel matrimonio semi di rovina: zizzania che cresce, ortiche che pungono, radici che soffocano. L’adulterio da queste premesse muove.
Nel tempo del fidanzamento dovete vedere con chiarezza: se l’altro vi rispetta e si rispetta, se il suo sguardo è limpido, se sa guardare voi e gli altri con innocenza e verità. Questo Io benedico. Questo riconosco come autentico.
Non illudetevi dicendo: “Nel matrimonio si placherà ogni disordine, si calmeranno le tempeste del corpo”. Questo è errore. Ciò che non avete imparato a governare prima, non si sottometterà dopo. Il matrimonio non è rifugio per passioni indisciplinate, né medicina automatica per desideri senza guida. È compimento, non correzione.
Se entrerete nell’unione portando dentro di voi appetiti senza misura, presto essi reclameranno ancora, e sempre di più. Il piacere, separato dalla verità, diventa fame che non sazia: chiede nuove forme, nuovi oggetti, nuove fughe.
La concupiscenza è un lascito del peccato originale: una inclinazione che vi macchia e vi inclina, e che chiede di essere governata. Per questo vi è stata data la possibilità di dominarla. Non siete lasciati soli: vi sono rimedi, e sono reali. La vigilanza degli occhi, la custodia della mente, la preghiera, il sacrificio, la disciplina del corpo, la grazia che io dono a chi la chiede con cuore sincero.
Imparate dunque a dominare voi stessi. Ciò che è custodito nella Mia volontà fiorisce. Ciò che è lasciato alla deriva corrompe ciò che tocca.
Senza purezza non vedrete Dio. E se non vedrete Dio, non saprete riconoscerlo nelle creature. Senza questa luce, l’altro diventerà oggetto, e la dignità sarà piegata al piacere, un piacere vuoto, segnato dall’inganno.
Custoditevi. Imparate a gioire delle cose semplici, a gustare ciò che è delicato e vero. Quando l’anima si deturpa, tutto si altera: anche ciò che è buono perde sapore.
Nel matrimonio, il piacere vi è dato come dono ordinato, unito alla vita e alla responsabilità del dovere. Come vi è dato il gusto per nutrirvi e il riposo per sostenervi, così vi è dato il piacere dell’unione, perché si apra alla vita e si custodisca nella verità dell’amore.
Non riducete mai l’altro a cosa. Non chiamate amore ciò che è solo appetito. Quella fiamma si spegne, e ciò che resta è vuoto. E allora lo sguardo si disperde altrove, e il cuore si divide.
Non unitevi a chi non custodisce se stesso. Non scambiate l’impeto per verità. Chi non è libero prima, non lo sarà dopo: porterà nel matrimonio ciò che non ha saputo vincere.
Custodite gli occhi, custodite la mente. La legge che vi ho dato non è un limite arbitrario: è verità che vi struttura, è via che vi salva.
Questa purezza, conquistata con fatica e custodita con fedeltà, sarà per voi scialuppa nelle tempeste. Chi invece usa male la libertà naturale, credendosi libero, cadrà in una schiavitù che lo allontanerà dalla sua dignità più di quanto la terra disti dalle stelle.
Roberto Bonaventura